Old but gold

Malagiustizia italiana – Il processo Ceppi

Oggi vi parlerò di quello che probabilmente è stato uno dei più grandi scandali della giustizia italiana, mai emerso agli onori delle cronache, ma assolutamente deplorevole. I fatti sono lontani e necessitano di un preambolo, quindi vi avviso che questo sarà un post un poco lungo.

Dovete sapere che ho trascorso la mia fanciullezza andando a giocare nei pomeriggi con gli altri bambini che vivevano “nella via de Luca“, che non è il nome della via, ma è dove viveva uno dei miei migliori amici. Io e Luca eravamo maestri, puristi e rompiballe del lego, che divenne il gioco ufficiale della via. Sulla nostra scia di costruzioni pirotecniche tutti gli altri bambini si aggregavano e giocavano con noi (ometterò discorsi di auto osannamento della ma bravura nel lego e passerò avanti).

Venne il giorno che nel branco di bambini, arrivò una bimba nuova, tale Elisa, da poco trasferitasi in quei condomini. Non so bene i motivi, ma non si ambientò mai totalmente con la fauna bambinifera locale: sebbene non avesse fatto nulla di esaltante da risultare simpatica infatti, non aveva fatto nulla per essere ritenuta così antipatica, come invece era considerata.

Fattostà che probabilmente (oramai non ricordo tutto con esattezza) si cercò, non dichiaratamente, di eliminarla. L’occasione arrivò un’estate, suppongo fosse il 1988 o 1989 non credo più in avanti con gli anni. Nella via vennero trovate delle scritte, sulle mattonelle che adornavano una fascia di intonaco dei condomini, di circa un metro partendo da terra, che screditavano altri bambini.

Capirete, cose pesanti. Del tipo “Luca ama Antonella” – “Andrea puzza” o “Michela stronza“.
Inaccettabile.
Trovate le prime due scritte lo stupore fu grande e scoppiò la rivolta tra i bambini. Venne subito istituito un pool superpartes tra di noi (molto superpartes) e iniziarono le indagini.
Ci furono due accusati: Andy, subito prosciolto ed Elisa. Che venne poi portata a processo.
Intanto continuavano a comparire scritte oscene del tipo “schifo Alessio” et similia.

Arrivò il giorno del processo, che venne seguito da tutti i bambini, e si tenne sulla discesa che a fianco della casa di Michela, portava ai garages. Da un lato il giudice Luca e l’accusatore Andrea, dall’altro lato l’imputata Elisa e l’avvocato difensore Antonella. In giro tutti i bambini a fare da parte civile chiamata in causa.

Accusata delle scritte fraudolente, Elisa si dichiarò (giustamente, capiremo poi) innocente. Venne però eseguita una perizia calligrafica che la inchiodava e la sentenza fu esemplare: Elisa venne esiliata per tre mesi da giocare con gli altri bambini (era estate, praticamente vita distrutta) mentre le fu dato l’esilio a vita dal gioco del lego.
In pratica era un ergastolo in isolamento.

Fortunatamente Elisa a settembre si trasferì e si persero le sue tracce.
La ritrovai nel 1995, era diventata la morosa di un mio amico. Non la riconobbi al primo colpo, mi si presentò e capii che era lei e io le feci “ma tu sei…” e lei interrompendomi rispose “si sono quella che hai processato“.
Grandi risate da parte mia, poche, direi pochissime, praticamente nessuna, da parte sua.

Ma facciamo un passo indietro.
Per anni si continuò a parlare di questo mitologico processo-farsa.
Io infatti sapevo benissimo di aver sparpagliato scritte false nella via prima del processo, ma la cosa non toccava minimamente il mio ego. Un giorno però, ridendo, ne parlai con Luca che altrettanto sornionamente ammise di essere stato lui l’autore della prima scritta e di alcune delle seguenti.
Tutti avevamo partecipato a distruggere un persona. Perchè? Buh.
Però io continuo a pensarci, e per quanto la cosa sia scandalosamente triste e cattiva… ou… mi fa ridere un casino.

In foto: il primo risultato di Google, cercando la parola “Giudice” tra le immagini.

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2 Comments

  • Reply
    Mayaliny
    1 Agosto 2009 at 11:19
  • Reply
    Style1
    1 Agosto 2009 at 12:14

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